Domande frequenti
Le domande che mi fanno più spesso
Sono le domande reali che arrivano da presidenti di associazione e volontari — poste come le pone chi ha il problema, non come le porrebbe un collega. Dove esiste una guida completa, trovi il link.
Elenco delle domande
Quale tipo di ente dovrei scegliere per la mia attività?
La scelta dipende da diversi fattori: la natura dell’attività, i destinatari, la struttura organizzativa e gli obiettivi a lungo termine. Il Codice del Terzo Settore prevede forme giuridiche molto diverse tra loro — ODV, APS, ETS generici, Imprese Sociali, Fondazioni — e ciascuna comporta obblighi, vantaggi fiscali e regole di governance specifiche. Una scelta sbagliata può avere conseguenze rilevanti, anche economiche. Nella mia esperienza, questo è il passaggio più importante e quello in cui un inquadramento chiaro fin dall’inizio fa la differenza.
Approfondisci: OdV, APS, fondazione o impresa sociale: come scegliere
Posso vendere prodotti per finanziare la mia attività di volontariato o di promozione sociale?
È il meccanismo previsto dall’art. 79, comma 2, del D.Lgs. 117/2017 per stabilire se un’attività di interesse generale svolta da un ETS è commerciale o non commerciale ai fini IRES. L’attività è non commerciale se i corrispettivi percepiti (compresi i contributi PA corrispettivi) non superano i costi effettivi sostenuti (diretti, indiretti, generali, finanziari e tributari).
Approfondisci: Test di commercialità ETS: guida all'art. 79 CTS
Voglio avviare un’attività di volontariato: da dove comincio?
Servono atto costitutivo, statuto adeguato al Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), ultimi due bilanci approvati con i relativi verbali assembleari e, se l’ente ha o richiede la personalità giuridica, la documentazione relativa al riconoscimento. Tutti i file devono essere in formato PDF/A, firmati digitalmente, con un limite di 10 MB per allegato.
Approfondisci: Iscrizione RUNTS 2026: la guida passo per passo
Ho già un’associazione ma non è iscritta al RUNTS: devo regolarizzarla?
Perde tutte le agevolazioni fiscali previste per le ONLUS (art. 150 TUIR, D.Lgs. 460/1997) e sorge l’obbligo di devolvere il patrimonio incrementale — cioè la differenza tra il patrimonio netto alla cessazione della qualifica e quello alla data di prima iscrizione all’Anagrafe ONLUS. Se l’ente si scioglie, la devoluzione riguarda l’intero patrimonio.
Devo fare la fattura? Necessito di partita IVA per queste attività?
Mentre la legge 398/91 prevedeva una detrazione forfettaria IVA al 50% sulle operazioni commerciali, il nuovo regime dell'art. 86 prevede di fatto la disapplicazione dell'imposta. Non una riduzione, una disapplicazione.
Approfondisci: OdV e APS nel forfettario: come si disapplica l'IVA
Il mio ente deve nominare un organo di controllo o un revisore legale?
Le soglie vigenti sono: totale attivo superiore a 150.000 euro, ricavi/rendite/proventi superiori a 300.000 euro, dipendenti medi superiori a 7 unità. Sono i valori fissati dalla L. 104/2024, in vigore dal 3 agosto 2024, che ha innalzato quelli originari del Codice. L’obbligo scatta al superamento di almeno due limiti per due esercizi consecutivi.
Approfondisci: Organo di controllo ETS: obblighi, soglie e costi 2026
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